domenica 22 maggio 2011

Nero solubile


Indelebile, scivola via come gocce di catrame,
fonde le immagini condensando le emozioni.
Indifferente, come lo stato nebbioso che si posa sulle parole che non prendono forma.
Invisibile, come i pensieri che grandinano sulle pagine,
sciogliendosi nei ricordi.
Inutile,  come essere qui, adesso.
Lo stomaco non si provoca, si attende.
L’eleganza non ha peso,
la mente ha un ruolo marginale.
Indelebile, come quando ho macchiato i tuoi pensieri,
di nero solubile, tra le tue vanità.

lunedì 11 aprile 2011

Verde


Portami Verde tra i sentieri imbattuti,
sciogli di Nero i miei freddi pensieri.
Lasciami ancora tra i dorsali gelati,
cantami Nero tra i miei monti seduti.

Nero


Io vivo,
nella terra scura
e nel vento tiepido.
Vivo in ogni sua forma,
sono in ogni sua parte
e non sono nulla.
In ogni alba rinasco
ed ogni tramonto mi veste di nuova luce.
Dalla terra vengo
e alla terra torno ogni volta,
per essere di nuovo valanga a travolgere ogni tuo pensiero,
per essere di nuovo terremoto a scuotere ogni forma di equilibrio.
Di tutte i percorsi fatti
quello che porta alla verità rimane tutt'ora inesplorato.
Ma la verità è nella bellezza,
la verità è nell'arte.
Perché non mentono mai.
Ma non mi fermo.
L'acqua tornerà nera 
e sarà di nuovo tempesta
e sarò ancora uragano a mescolare,
sottile come la luce per tagliare 
i fili rimasti di ogni legame.
E tu non mi aspettare,
non tornerò.


lunedì 21 marzo 2011

Forse



Non per me.
Il suono lontano di un piano in solitudine,
ma presente come fosse qui.
Non per me.
Il cono di luce ambrato di un lampione sull’asfalto bagnato,
compagnia ad ore di carta straccia dimenticata sulle panchine.
Non per me.
La vernice che colora le dita,
rifugio stanco di residui di vita dipinta sul sorriso di un clown.
Non per me.
L’aria calda che diventa corrente
e chiude la parentesi di un ma, diventando punto.
Non per me.
La lampo abituata a chiudere il violino nella stoffa rossa,
carico vitale di un artista che alla strada ha detto di si.
Non per me.
Le scie colorate della città,
che statica rimane nell’obbiettivo di una lunga esposizione.
Non per me.
La linea curva dell’orizzonte,
che senza passi ti precede e ferma l’inutile corsa, rimanendo distante.
Non per me.
Un chilo in più sulle spalle ed il bluff della discesa,
inutile scorciatoia della via più veloce, ma chiusa.
Non per me.
La luce bianca della luna piena,
silenziosa manifestazione d’orgoglio nel nero fermento della notte.
Non per me.
L’ora di ritardo che anestetizza la partenza,
chiaro rimando ad una scelta priva di coraggio.
Non per me.
Vestirei i tuoi pensieri con pelle nuova,
per inalterarne la superficie e lasciarli vivere sul tuo viso.
Non per me.
Asciugherei le tue mani dalla grandine del tempo,
che lisce darebbero ancora coraggio al presente.
Non per me.
Inseguirei sorridendo il mio nemico,
dandogli ancora un ultimo tentativo per rimanere tale.
Non per me.
Mi vestirei ancora da me,
invulnerabile attesa alla risposta di ogni sera, non così convincente.
Non per me.
Rimanderei in circolo il mio fluido migliore,
e ad ingranaggio viziato darei ancora vita, sentendone scopo.
Non per me.
Sarei vento a ripulire i tuoi passi silenziosi,
di feltro sussurrati nel rumore dei miei stati.
Non per me.
Sarei mare pronto a ripetersi all’infinito,
a levigare ogni spigolo restituendolo al tatto.
Non per me.
Sarei fuoco a fondere la più preziosa delle tue pietre,
rendendomi l’unica.
Non per me.
Sarei terra scura a sfondo nei tuoi panorami,
presente stabile di ogni tuo percorso.
Non per me.
Traccerei cerchi nel cielo,
insieme che ci rende centro ed immagine per non distinguere inizio e fine.
Non per me.
Ma per te.
Forse.


domenica 6 marzo 2011

Come se


Come se il tempo fosse uno stato d’animo assente e lontano.
Come se le pieghe fossero piani e le curve prive di prospettiva.
Come se non ci fossero riflessi
ed i specchi non fossero immagine di quello che hanno davanti,
ma uno spazio che continua da quello che hanno dietro.
Come non ci fosse gravità.
Come se la sabbia volasse ed il cielo fosse marea a terra
ed il mare non avesse onde e fosse bianco privo di moto.
Come se il suono non avesse udito
e le corde fossero tutte libere e potabili.
Come se l’acqua fosse sporca e non avessi sete
e le crepe non fossero conseguenza di una sterile aridità
ma fondamenta fertili di una vita priva di conversione.
Come se lo strappo cucisse e non fosse punto di rottura.
Come non ci fosse più porosità
ed il liquidi galleggiassero come sul vetro.
Come non ci fossero frammenti
ma solo identità distinte, coscienti e logiche.
Come se le pagine rimanessero bianche
e non ci fossero pensieri a renderle merito.
Come se le tue labbra fossero spine
ed i tuoi capelli fili d’acciaio legati ai miei tendini viziati
ed i tuoi occhi fossero argento vivo che parlano di ciò che voglio
e le tue parole fossero solo verbo all’infinito
ed il tuo sangue fosse nero inchiostro nei miei desideri
e la tua pelle fosse solo fumo scuro tra le mie avide dita
e l’aria che respiri di piombo freddo sulla mia bocca
e non ci fosse fiato sotto sforzo,
ma solo polvere maleducata che si posa dove vuole,
senza alcuna contaminazione.
Come se bruciassi ancora,
come me.
Come fossi ad un passo.
Come se il problema fossi tu.

Muro

Questo discorso non è del tutto remunerativo, quindi, per forza di cose, adesso, troverò una soluzione a questo problema, se così si può chiamare.
La libreria in questione deve essere sollevata da terra di circa 60 cm.
Userò le barre d’alluminio per fissarla al muro, con dei tasselli da 12, 15 per barra, per un totale di 45 tasselli.
Fisserò su base e cappello le barre d’ancoraggio, seguendo la venatura del legno, in modo da non spaccare.
Ho una profondità sufficiente per usare viti 5x50, mi garantiranno un ancoraggio sicuro e pulito.
Considerando che un singolo tassello dovrebbe sopportare uno sforzo di circa 20 kg…il peso sarà minore del loro massimo carico consentito.
Porterò dei spessori di diversi mm per assecondare le possibili pendenze della parete ed arginare così il fuori squadro.
Una livella sarà necessaria.

R “smettila di fissarmi, non ho tempo ora”
B “potremmo parlare dell’onda d’urto”

Non porterò la resina, anche se il muro non dov’esse essere perfetto, le possibilità che su 15 tasselli 5 non tengano mi garantirebbero comunque l’ancoraggio.

B “o vuoi che ti illustri semplici nozioni di fisica di base, così da buttarlo giù quel muro”
R “non è di quel muro che sto parlando”

Arrotondando per difetto, non devo scendere sotto gli 8 tasselli per barra.

B “ma è quello il problema, o no…”
R “vorrei sapere cosa cazzo ti ridi. Lasciami lavorare”
B “idiota, sei tu che non ti lasci lavorare”
R “sei tu che mi stai pizzicando il cervello”

Porterò il frullino, per tagliare le barre a misura e nasconderle così dietro la struttura.
Le barre non mi daranno possibilità di regolazione, quindi partirò con quelle a muro, fissandole a bolla, se il soffitto dov’esse essere irregolare recupereremo con le mostre.
È un compromesso da accettare.

B “mi dispiace ragazzo, la vita non è un lavoro che si impara vivendo. Tu puoi impararti vivendo, ma non esiste callo.
È molto semplice: azione – reazione, tutto qua.”
R “insomma che cazzo vuoi, eh? Lasciamo perdere.”

Prepariamo gli attrezzi.

B “sai qual’è il miglior antidoto al veleno? Altro veleno.
Lo stesso veleno.
Ti saluto bello.”

martedì 1 marzo 2011

Alchimia dell'olfatto




"Aspetta qui, vado a versare l'assegno, se arrivano i vigili sposta il motorino"
"Ok"
Piove.
La pioggia cambia i normali atteggiamenti di tutte le persone, li accentua.
Una ragazza passa con una borsa sulla testa, non vuole che quella goccia di pioggia fredda vada a finire proprio lì, sul collo, scendendo tra le scapole sulla schiena, dandoti i brividi.
Un uomo di mezza età passa con aria da fare, la sua 24ore di pelle marrone, il suo cappotto in tinta (non a caso) ed un ombrello forse da una 50ina di €...non ha un viso rilassato.
Tre operai attraversano il vicolo per andare ad un bar, quella sembra l'aria, non curanti della pioggia, in abiti da lavoro, sporchi di gesso e stucco, vernice sulle scarpe, sorridenti.
Un motorino passa a velocità tra i sampietrini, i passanti al suo passaggio si accostano al ciglio della strada, per paura di essere annaffiati dai schizzi delle pozzanghere.
Un auto blu.
Una commessa pulisce con cura l'entrata del negozio in marmo bianco, non ci devono essere orme sull'entrata.
Non ci sono clienti all'interno, un uomo ben vestito, probabilmente il principale, le indica il vetro, forse ha visto un alone, meglio pulirlo, l'immagine è tutto.
Un ragazzo parla al cellulare, capisco solo poche parole, ma "esonero" mi di dice che è uno studente, avrà circa 25 anni, diventerà commercialista credo.
L'acqua continua a scendere, bagna la parte alta dei palazzi, scivola sulle sue facciate formando tanti rivoli verticali, che alimentano pozzanghere.
Là dove incontra un ostacolo gira, entra nelle crepe dei muri gonfiandoli, allarga il legno delle persiane e intacca i cancelletti in ferro, che col tempo arrugginiscono.
Inevitabile consuetudine del tempo.
Via delle Copelle 24.
All'improvviso, le finestre dei palazzi si girano su se stesse, mostrando al loro posto dell'erba verde, anche i mattoni degli edifici, anche i sampietrini, anche la facciata dei negozi, le macchine, i passanti, le edicole, le panchine, i tavolini, le insegne, i manifesti, i lampioni,  tutto, ogni singola parte si capovolge, cambia facciata come un cubo di rubik, sempre più velocemente, mostrandomi la terra, la mia terra, piena di rigogliosa natura, sotto ad un cielo terzo, blu.
In un istante, tutto sembra rallentato.
Sento il profumo del suo vento, ed io che ci cammino dentro.
"Eccomi, m'hanno fatto aspettà un cifra, sbrighiamoci che dobbiamo tornare in falegnameria in 20 minuti!"
Trattienila.
"Ok"
Trattienila.
"Ogni volta pe cambià un assegno le ore"
Trattienila, cerca un modo per non lasciarla, conta, tienila nello stomaco.
Via delle Copelle 24. 24.
24, le ore del giorno
23, come quelle in cui starei sveglio
22, i miei anni sereni
21, i centesimi dell'ultima telefonata
20, come le sigarette che fumavo
19, il mio interno
18, illusione della libertà, tanto attesa
17, l'ora di chiusura
16, se dici ma non fai
15, i sigari che fumo
14, le volte che ho visto Taxi Driver
13, il mio vecchio odiato turno al mac
12, le persone che ho visto camminare fuori la banca
11, i mesi che avevamo passato insieme
10, come le dita con cui sfioravo i tuoi capelli
9, i semafori incontrati fin ora
8, la palla da biliardo più bella, e la più difficile
7, la sveglia
6, le alternative alla solita strada
5, i minuti che ho impiegato a scrivere
4, i giorni che aspetto da lunedì
3, l'ossessione
2, me
1, come te...come nessuno
0, le volte che ti ho detto che si poteva provare, magari, ma che non ti ho detto.
0, come il cerchio, senza inizio, senza fine.
0, non c'è domanda più inutile se non si vuole la risposta.
0 perchè.
Trattienila.

lunedì 28 febbraio 2011

False Flags















Il fumo sale lentamente tra le mie dita,
si leva in alto ed accarezza la gialla luce della lampada
riacquista calore e sale di nuovo, sul soffitto
si avvolge elegantemente per poi spogliarsi e ricadere su se stesso in tanti cerchi concentrici.
Il respiro è quello sicuro e fiero di chi sa cosa attende.
Non si farà attendere a lungo, sento il suono del suo respiro.
Il buco nero, uno spazio senza luce, che divora tempo e materia.
La sua visione conferma il mio sorriso, ogni aspettativa non è stata delusa.
Ti stavo aspettando.
I suoi cerchi sono lame di ghiaccio salato che mi toccano la pelle.
Il suoi venti sono mille lingue di gatto che mi leccano l'anima.
"È ora di andare?"
"Andrò da solo. Tu versami due dita, ci metterò un attimo..."
È ghiacciato, ma brucia come il fuoco.
Avido come il ghiaccio.
Avido come il fuoco.

lunedì 21 febbraio 2011

Tra le mie domande e il volo dell'aquila


Esistono imperativi nell’arte?
Esiste un’obbiettività nell’arte?
Esiste un’oggettività nella bellezza?
Ha uno scopo fine a se stessa?
Esiste un giudizio universale?
Nasciamo davvero innocenti?
Se l’arte è infinita anche l’ispirazione da cui scaturisce lo è?
Quanto tempo impieghiamo per adattarci ad una nuova forma d’ispirazione più fertile?
È più remunerativo il prodotto d’arte che resiste al tempo o il percorso che ci ha condotto ad esso che con il tempo sfuma nei ricordi?
Esiste un modo per tenere costante uno stato d’arte degno di sua produzione?
La contestazione è sempre sintomo d’innovazione?
L’incomprensione deriva davvero dall’ignoranza?
L’ombra è un prodotto della luce o viceversa?
Sentirsi appagati facendo del bene fa di noi degli altruisti o è un modo opportunista per soddisfare il nostro egoismo?
Lo scopo della vita è davvero altra vita?
Se di fronte all’arte siamo tutti uguali perché la somma di consensi supera un dissenso?
L’amore può alterare il percorso del gusto?
La bellezza può essere espressa in parole o è più significativo il silenzio?
Il suono del vento arriva a tutti allo stesso modo?
La visione serena del passato coincide con una negatività del presente o è solo un alibi per mascherare la nostra inadeguatezza al tempo?
L’evoluzione fa parte di un ciclo positivo o negativo?
La cultura ci rende liberi o schiavi?
Se il sapere ci rende infelici è meglio l’ignoranza?
La percezione coincide con una maggiore sensibilità?
La pazzia è uno stato privo di ragione o il suo stadio ultimo?
Le scelte implicano sempre una rinuncia?
Siamo davvero il risultato delle nostre scelte?
Esiste un uomo libero?
Che fondamenta ha la libertà?
Se l’attrazione è un prodotto chimico esiste una chimica per tenerlo sotto controllo?
Quando si desidera qualcosa si è di fatto incompleti?
Quante altre parole verranno inventate?
Legalizzeranno anche i sentimenti?
La censura è un prodotto democratico?
Il comun senso del buon costume è un risultato statistico borghese?
Chi ha definito la ragione?
Il lavoro è l’anestetico della mente?
L’equilibrio è una momentanea assenza di gravità?
A quale equilibrio risponde la bellezza?
È più remunerativa la vendetta o il perdono?
L’idolo è l’oppio per la realtà?

Il volo dell’aquila è espressione massima d’eleganza.
La sua è completezza, è armonia, purezza.
Il sua bellezza trova scopo nel suo esistere.
Il volo dell’aquila è puro equilibrio.
Il volo dell’aquila è pura bellezza.
Il volo dell’aquila è pura arte.

domenica 20 febbraio 2011

Hush


Non c'è alcun tipo di redenzione nei miei percorsi quassù.
E' soltanto un avido divenire,
fatto di vento gelido e silenzio.
Tu che mi parli di caos e di disordine.
Ma questo è ordine, l'equilibrio dei moti e dell'essere, che noi non perdiamo occasione di minare.
Mi da tutto, senza pretendere nulla in cambio.
Riflesso nello specchio c'è un uomo con la barba che fuma un sigaro, ha un sorriso che sembra venir da lontanto.
"Bentornato, mi sei mancato"
"Non sono mai andato via"
La montagna è mia madre,
non mi riprenderà mai nel suo ventre.

mercoledì 9 febbraio 2011

Un giorno di ordinaria fatica

"Devi portare il tavolo alla Signora Narcisi, l'ho chiamata che è pronto. Alle 4.30"
"Ok" risposi.
Mi seccava, alle 5 staccavo e sapevo che non avrei fatto in tempo. Questo voleva dire che ci avrei messo quel che ci avrei messo, ma in mezz'ora era improbabile...Arrivare a P.za Bologna da Viale Libia, consegnare un tavolo (doppio, quindi due viaggi) e tornare in mezz'ora era fuori discussione.
Fabio lo sapeva bene, per questo mi mandò all'ultimo minuto, da queste parti gli straordinari non si pagano, non mezz'ora, che vuoi, scusa, mezz'ora di straordinario? Ti vuoi attaccare a 5€? Sarai mica così pulciaro?
Io no, forse te, che me li rubi, ma tienili pure, non ci faccio nulla. Non sono i 5€, è il tempo che mi porti via, che mi togli, quello a cui tengo.
Presi il tavolo e lo legai con i morsetti al portapacchi, e mi incamminai.
Poco traffico per fortuna, arrivai in 10 minuti.
Posteggiai su un'isola di traffico, e misi le 4 frecce.
Il tavolo era di quelli assemblati, quindi andava portato metà alla volta, non solo per questioni d'ingombro (nell'ascensore comunque non entrava, e le scale erano strette) ma anche per il peso.
Un tavolo massello può arrivare a pesare anche una 70ina di chili...
Lasciai legata una metà del tavolo al portapacchi, e sfilai l'altra metà direttamente sulla spalla sinistra, proprio a metà del piano, per dividere il peso ed essere bilanciato.
Arrivai al citofono. Una palazzina d'epoca di tre piani. Narcisi era scritto su tutte e tre le caselle del citofono.
Se la devono passar male questi Narcisi, pensai, e citofonai in mezzo, al 2° piano.
"Si?"
"Il falegname signora, sono venuto a consegnare il tavolo"
"Ah si, è al 3° piano"
Aprì il cancelletto in ferro, proseguii il cortile fino al portone, un bel portone di legno, di quelli alti.
Quando aprii il portone alzai gli occhi verso l'alto, le scale erano di quelle in pietra, abbastanza strette, ma con possibilità di manovra.
Presi un bel respiro e salii.
Feci attenzione a non sbattere nelle curve e arrivai al piano con una discreta velocità.
Mi aprì una ragazza, seguita a ruota dalla madre.
Il tavolo non passava nel portone di casa, bisognava aprire l'altra delle due ante, e finalmente, con un po' di difficoltà, entrai e posizionai il tavolo, la prima metà, nel salone.
Una casa molto bella, ben arredata, con il parquet miele e le finestre tutte bianche, molto luminosa, molto spaziosa.
"Questo è un pezzo?"
"Si" risposi alla madre sorridente "Ora porto l'altra metà, arrivo subito"
Sfilai l'altra parte di tavolo dal tetto della macchina, questa volta sulla spalla destra.
La salita si faceva sentire. Gli scalini sembravano moltiplicati, e la pendenza delle scale sembrava quasi verticale.
Il sudore mi bagnò la maglietta a cui incominciò ad appiccicarsi tutta la polvere che raccoglievo strusciando sui muri durante le curve. Raggiunto il primo piano rialzai gli occhi verso l'alto...Ancora due.
Cristo, pensai, non so se la tua croce pesava di più, forse si, ma te l'hai fatto una volta sola...raccomandato.
Certo, nulla di personale eh, ma con tutti i lavori che potevi fare, con tutte le raccomandazioni che avevi, avresti potuto lavorare all'Unicredit, alle Poste, fare l'attore...niente, sei finito sulla croce...ammirevole eh, però...però, vabbè, fatti tuoi, a ciascuno il suo.
Quando arrivai al 3° piano le gambe mi bruciavano come fuoco.
"Eccoci" dissi con fiatone, mentre la signora era già seduta vicino al tavolo della cucina a preparare l'assegno.
"Fabio mi aveva detto 150?"
"Non so signora, a me aveva detto che gli doveva 200" (ci provano sempre)
"Va bene" rispose, compilò l'assegno e me lo diede.
"Bene" dissi "allora buona giornata"
"Aspetti" frugò nella borsa e prese il portafogli "Qualcosa per lei"
"No signora, non c'è bisogno, grazie"
"Ma no" insistette "Prenda"
Allungò la mano e mi diede una moneta da 1€ e due da 50 centesimi.
Ringraziai sorridente ed uscii dal portone.
2€, ma come si fa, come si fa a non vergognarsi di lasciare 2€ di mancia...meglio dire, guarda mi dispiace non ho nulla da darti, posso offrirti un caffè? Almeno per salvare la faccia...2€, boh...ora capisco perchè hai scelto la croce.
Scesi le scale a piedi per riprendere fiato, mentre giocavo con le monete in mano.
Presi il cellulare dalla tasca per guardare l'orario, erano le 5 e 10.
Arrivato alla macchina vidi un bar proprio all'angolo della strada, con dei tavolini all'aperto. Guardai i 2€ e già avevo deciso.
Una ragazza dietro al bancone mi chiese gentilmente cosa prendevo.
 (Prendo te in mezzo ai fondi del caffè) "Una birra in bottiglia, da 33."
"Sono 2€, vuoi il bicchiere?"
"No, grazie...mi posso sedere fuori?"
"Certo" mi rispose sorridendo "Accomodati pure"
Portai il collo della bottiglia alla bocca e diedi una bella sorsata. Ah, così fresca, che bello.
Accesi un sigaro e diedi un sospiro di sollievo. La macchina era a vista, se arrivava una municipale potevo spostarla subito...che si fotta la municipale, adesso penso un attimo a me.
Che giornata, il sole splendeva libero nel cielo azzurro, una temperatura fantastica.
Fissai il cielo, non c'era nulla di più bello. Magari dopo quella scarpinata con la croce, anche te ti sei fatto una birretta eh? Dì la verità...
Sorrisi, che coglione che sono, pensai...vabbè
Fumai il mio sigaro fino all'ultimo, osservando tutta la gente che passava, tutta seria, tutta presa con il loro da fare...che mondo strano. Chissà cosa penserà del mondo adesso David Gilmour, chissà che starà facendo in questo momento...
Strano ma vero, forse sono sereno.

domenica 9 gennaio 2011

Faithfulness


Forse hai paura perchè non si vede la fine
o magari come è già capitato a molti
un paio di giri e poi scaraventati via,  lontano
perchè io sono un uragano
prendo tutto quello che trovo e scuoto
lascio solo il segno.
Il problema è parte di me,
un'occasione per diventare migliore.
La fine coincide con l'inizio, un cerchio.
Non c'è tempesta a cui non ho sorriso prima.
Ma in quell' angolo che vedeva le tue spalle
in quel punto di fuga messo a fuoco
nel sudore della salita
nel carico vitale successivo al traguardo
nel traffico dei pensieri
nelle scelte
nel rischio, nella paura
nella nebbia del bivio e nella luce calda del riposo
in prima linea e appena sotto la superficie
nell' energia che ti gira intorno
c'ero io e nessun' altro.
Stammi vicino
e traccia il percorso
perchè insieme non lo rifaremo,
passo una volta sola e veloce
e se mi rimani in scia
ci metteremo un attimo,
usciremo dal tunnel ad una velocità impressionante
e ci sarà ancora aria, ancora un' altra volta.