martedì 14 dicembre 2010
domenica 12 dicembre 2010
Morsa

Sono il fondo incavo di una bottiglia ormai finita
le ultime gocce che avidamente rimangono attaccate al vetro del bicchiere
i granelli di caffè che colorano il lato della tazzina portato alla bocca.
La goccia in più d'inchiostro che lascia la scia sul foglio
che ti macchia le dita.
Sono l'eleganza del fumo
la costanza della ruggine
l'odore di vecchio nelle cantine
il suono della carta di un libro dimenticato
il ricordo rievocato da un profumo non più quotidiano
lo scatolone che conserva il superfluo
una foto destinata alla polvere.
Sono i centesimi che finiscono nel barattolo,
sono la chiave di una porta a cui hanno cambiato la serratura
sono la cartolina nel cassetto
la prevendita che si curva sulla mensola
la polvere in letargo sui piani alti della libreria.
Sono un quadro non finito
un racconto non ultimato
una poesia interrotta a metà
i granelli di pietra di una scultura ancora intrappolata.
Sono la scheggia di legno sotto pelle
il livido non degno di diventar lezione
il taglio sul dito che usi di più
la pellicina tirata vicino l'unghia.
Sono la tua giornata storta.
Sono il sorriso strappato da un racconto che inizia con un ti ricordi quando
la schermata nera prima dei titoli di coda
l'ultimo giro di valzer
i pochi centimetri che separano il bacio dalla mano.
Sono la sottile raffinatezza del gusto
il precario equilibrio dell'eleganza
l'inquadratura perfetta tra tante inquadrature, ma non impressa
l'energia della frase giusta scagionata dall'ispirazione
il fiume in piena di parole che diventano poesia.
Sono l'avidità del troppo che ruba spazio al compromesso,
l'arroganza del tutto che paga il conto al niente,
il fumo caldo degli ultimi tiri che ti bruciano le labbra.
Sono il coraggio di un'idea
l'acqua stagnante dei pensieri
la rabbia covata e poi ammaestrata a slancio
la sterilità del rancore che trova fertilità nel suo divenire occasione
il miraggio di un rifugio costruito attorno alla velleità dell'adulazione
l'inappagabile conforto dell'arte che nell'arte trova scopo
la partita persa a tavolino nel comprendere la bellezza.
Sono il lato scuro e celato a forza
il mio miglior nemico e mentore
la corda più intima e nascosta
la morsa che mi stringe l'anima.
Sono la presunzione di poter essere solo.
Sono l'illusione di essere pronto
Sono l'alibi di essere diverso
Sono io e non vorrei essere diverso.
E per fortuna non lo sono.
domenica 28 novembre 2010
Il mio miglior nemico
Cappello, che con due mosse m'hai fatto scacco matto.
Così miope ed inconsistente il mio ego oggi,
ti lascia al tempo e si fa da parte.
Potrei dirti molte cose,
ma non una parola.
Le parole ristagnano nei pensieri,
e cambiano, di continuo.
Ma forse a te una cosa adesso la direi,
ti direi che mi sei mancato.
E subito dopo penserei se avessi fatto meglio a tacere,
a fermarmi,
piuttosto che salire su una barca che senza direzione
si lascia trasportare dalla corrente del mio stato d'animo.
Avrei fatto volentieri a meno di seminare morti per strada.
Ma è per questo che sono quì adesso
ed intorno non ho voluto nessuno,
perchè quando faccio uscire la bestia lo faccio da solo.
Solo io e lei.
martedì 23 novembre 2010
Flusso

Una lenta messa a fuoco mi dice che sul display dello stereo i numeri 2:47 indicano notte piena...
Ho bisogno di bere...sarà stata la cena? Qualcosa di non digerito?
Prendo la bottiglia d'acqua vicino al letto e do una lunga sorsata in apnea...in questi giorni l'acqua rimane fresca anche fuori dal frigo.
Mi stendo...ed ora? Riprenderò sonno in fretta? Spero di si.
Credo di no.
Domani è mercoledì? Giro di boa.
Domani sarà una giornata faticosa?
Il capo sarà di buon umore?
Quanti tipi di legno conosco?
Il rovere è il mio preferito.
Che mi porto per pranzo?
2:55...se tra 5 minuti dormo dormirò 6 ore, va bene, va ancora bene...
Non fumo da più di un anno…
Se in media fumavo 20 sigarette al giorno fanno 600 sigarette al mese, cioè 7200 sigarette in un anno. Che in termini di $£€ si traducono in…3.40€x10 sono 34€x3 sono 112…x12 sono 1120+224, che fa…1344€ l’anno, €+ €-…ho risparmiato circa 1500€…
Devo comprare la vernice o non inizierò mai la vespa.
Mi serve anche uno sverniciatore per la graziella nuova, quella senza sella.
Devo incominciare a studiare per il test, ma quando...?
3:11...dormirò tra 20 minuti? farebbero 5 ore e mezza...
Potrei contare...ma a quanto dovrei arrivare?
Che faccio venerdì sera? Berrò, voglio andare in un locale e ribaltarlo.
Voglio anche fotografare, molto.
Parto.
Vado a L'Aquila, che c'è la manifestazione, foto, così sabato montagna e di nuovo foto.
Sabato sera fuoco.
Bello il fuoco. Forse pensare alle fiamme mi farà tornare il sonno.
Le lente fiamme arancioni, rosse...calde...silenziose, eleganti, generose, continue...fluide e calde fiamme rosse...
Un culo, un gran bel culo, nudo, a 90...come un culo...???
Così mi viene duro...basta fuoco, e basta culo.
Forse ad aprile nord Africa, Marracash, Casablanca…, si, mi piace…
3:34...boh
Comunque parto.
Si, voglio andare in montagna, in mezzo alla neve, da solo, e fotografare tutto quello che voglio...
Immerso nella pace, lontano dalla fretta, dalla frenesia, la Nomentana, il lavoro, tutto. In pace. Con me.
Per me.
Il vento, l'aria fredda...il suono della neve sotto i piedi.
Lei mi piace. Ha degli occhi bellissimi, e un gran bel culo, un culo personale, con carattere, si, mi piace, mi piace come si muove sopra...ok...
Un altra cosa.
Mi farei un bel concerto rock. Un concertone, con tanta birra.
Se in media un orgasmo dura 30 secondi, facciamo 20 orgasmi al mese, fanno 10 minuti al mese di orgasmo, per 12 sono due ore di orgasmo l’anno…se si tiene più o meno la media un uomo di 70 anni è venuto per…100 ore. 100 ore della sua vita passate a venire.
100 ore quanto sperma è? Quanti spermatozoi abbiamo ucciso?
4:06, male...
Attraverso una vallata in jeep. Di sera.
Fa freddo ed io sono al coperto.
Piano, piano, ma costante, percorro il tragitto, piano.
C'è una grande luna piena, bianca, nel cielo sereno.
Illumina tutto intorno, di bianco...si vedono strani animali..
C'è un'aquila con le ali di legno, e un sacco di gatti, milioni di gatti, con code lunghissime, che si intrecciano tra di loro, come capelli…
Piovono ancore.
Nere, che sprofondano nell'erba, creando dei mulinelli...
Ci cado dentro, galleggio, e giro, giro intorno...
Piano piano...
La notte è lunga e rimarrò a galla nell'erba tutta la notte, in armonia con tutto quello che mi circonda.
Sono pura energia.
Sono lo scopo di questo posto.
Gli alberi, con lunghe mani prendono bicchieri pieni d'erba, accompagnando le navi che lentamente mi salutano, salendo sulla luna, in fondo alla strada, vuota, calda, buia.
Le stelle girano, girano intorno.
Portatemi via. Sono stanco.
Quanto sono stanco…
sabato 6 novembre 2010
martedì 2 novembre 2010
Rush

Forse di tutti i posti dove sarei andato questo è il più inaspettato.
Non è male, non è bene. È solo vento, e tempo, che scorrono insieme.
Che egoista che sono, prendo tutto quello che mi danno, senza rendere loro nulla in cambio.
Eppure ce ne sarebbero di cose da dire, da restituire.
Ma mai abbastanza da mettersi in paro.
Due coordinate in apparente stato di equilibrio,
che si toccano all'inizio con l'unico scopo di separarsi.
martedì 26 ottobre 2010
Solo

Torneremo di nuovo nel cerchio,
avvolti dalla gravità del fondo,
per riemergere ancora
e sfiorare la luce.
Concediti ancora un altro respiro,
rimani in scia,
traccia, respira.
Stringi i fili tra le dita.
Abbandonati.
Arrenditi all'arte.
sabato 16 ottobre 2010
Awake

Non fidarti di come mi vedi...
Ho camminato a lungo per arrivare fino a quì.
Troppo facile per te, vita, girarti a giocare con il prossimo di turno,
fin troppo difficile per me, che vivo di vento, raccogliere un altro sorriso dal cassetto ed indossarlo come il vestito migliore.
Ma ogni giorno mi vesto,
ed ogni sera mi sento più stanco,
ma mai abbastanza, da farti vedere il mio lato più scuro,
ammaestrato e sempre pronto a rivestirsi di continuo
a mero specchio della mia vanità.
martedì 14 aprile 2009
20"
20 secondi. Il tempo di un caffè al bar, di parcheggiare ed uscire dalla macchina, di scendere dall’ottavo piano di un palazzo, di girare una cartina, di lavarsi le mani, di un saluto e di un “come va? Tutto bene grazie e tu? Tutto ok. Ciao”
20 secondi, forse poco meno, e crollano 20 anni di speculazioni edilizie, e tutto il loro contenuto, vite comprese.
Il tratto d’autostrada chiuso ci obbliga a passare per l’Aquila, Aragno, Paganica, Camarda ed infine Assergi.
Poco più di 100€ di spesa essenziale ed un sorriso ti trasformano in un Dio. Le persone che circondano la nostra macchina all’arrivo sono le stesse con cui ho mangiato, bevuto, scherzato e vissuto le estati da 28 anni, tutti gli anni. Solo il mio nome è la pausa tra l’abbraccio e il pianto. Un pianto, il loro, carico di contenuti, tra tutti la dignità, incollata alla convinzione che quel poco che resta, tra le macerie, non è la fine, non sarà la fine ma l’inizio da cui ripartiranno, pietra su pietra.
Pacchi di sale, di zucchero, latte a lunga conservazione, tutto passa per un treno di mani, fino al magazzino (ex-bar) del paese. La prima sensazione che ti prende al collo è quella profonda convinzione che potresti fare di più, sempre di più, che loro capiscono all’istante e cercano di smorzare con un grazie, non ti preoccupare, noi stiamo bene, non dovevi, grazie, grazie.
Nel prato dove sono ora facevamo le “arrostate”, tanto vino, tanta pecora, tanti sorrisi. Ora è una tendopoli, una delle tante. La gente si aggira chiedendo chi ha un telo, chi ha dell’acqua, la protezione civile tarda ad arrivare ed è comprensibile, loro sono tra i più fortunati, molti hanno perso solo amici.
Altri non sanno dove andare, Chiara ti dice col sorriso che ha perso, tra l’altro, tutte e due le case, a l’Aquila e a Paganica, ed ora vivono nel camper, ma è fortunata, i suoi stanno bene.
Piangere non è concesso, e neanche lamentarsi, i pensieri sono rivolti all’Aquila, e loro sono i fortunati, quindi è peccato.
Diamo una mano a sistemare qualcosa nel campo, e mentre si preparano dei panini per pranzo arriva puntuale il giornalista che vuole vedere, con la sua telecamera, come e cosa mangiano i terremotati, dove dormono i terremotati, cosa c’è dentro le tende dei terremotati, come vanno al bagno i terremotati ed, infine, come mai sono così tristi questi terremotati. Qualche primo piano a quella vecchietta lì che piange, giro di piano triste come base musicale e sarà venduto a qualche speciale della sera, ora però andiamo a pranzare all’autogrill, che m’è venuta fame.
Ci giunge notizia tramite una telefonata che un pezzo di strada statale è stata riaperta al traffico, passiamo quindi per l’Aquila da dove riprenderemo l’autostrada.
Man mano che ci avviciniamo alla città il numero sempre maggiore di massi per strada ci annuncia che siamo vicini a quello che fino ad ora avevamo visto solo in televisione. Le immagini dei TG pensavo mi avessero preparato al peggio, non era così.
Cristo santo che è successo. Le strade che ero abituato a percorrere non si riconoscono più. I posti che frequentavo non ci sono più, e molte delle persone con cui li frequentavo non ci sono più. Sono tanti i ricordi che riaffiorano alla mente, scene di vita, fotografate e scolpite nella memoria, e non trovano riscontro con quello che si vede, è tutto cambiato, tutto diverso.
Non c’è più nulla di personale, di privato, è tutto pubblico, le foto, i vestiti, i mobili, i libri, i giochi… tutto per strada…tutto il contenuto personale circondato da mura che una volta era una casa ora è all’aperto, stuprato, violentato da quello che sembra un bombardamento.
Troppe teste dovranno cascare, ma non cascheranno.
Forse alla nostra generazione mancava solo questo, la guerra. Ma qui non c’è nessun fronte, il nemico non ha bandiera, non ci si può ritirare, non ci sono strategie, non c’è nessuno da combattere, non ci sono mosse da prevedere, non c’è una resa da firmare.
Le immagini scorrono troppo velocemente dal finestrino della macchina, e non so se vorrei fermarmi o andare via lontano, per riprendere quell’autostrada che mi riporti a casa subito, così velocemente da evadere quella sensazione che ti prende allo stomaco come un crampo che non molla, che ti tormenta, come un senso di colpa. Colpevole di cosa? Avresti potuto fare di più? Saresti dovuto restare? Non so, ognuno di noi ha la nostra vita e andiamo avanti, questa è solo una parentesi, per noi che torniamo a casa.
Ma quando ti svegli e vai al bagno a lavarti i denti quel crampo allo stomaco torna a farti visita, proprio lì dove lo avevi lasciato, in fondo allo stomaco, a ricordarti di quante volte ti sei lamentato, povero stronzo con un cassetto pieno di ideali, perché colpito dalla disoccupazione e costretto a casa a cercare lavoro su infojobs, colpito dalla crisi e costretto a mettere in vendita la moto su ebay, colpito dal terremoto con un tetto da rifare, in una casa ristrutturata con 10 anni di tredicesime e tanto lavoro, ma che nonostante tutto è ancora in piedi.
Colpito, colpito, colpito. Tre su tre.
Ma non affondato, caro il mio destino del cazzo…non affondato.
mercoledì 10 settembre 2008
Black Pool Match - #2
Quando tornai a casa Mary era già a letto.
Entrai in cucina ed aprii il frigo, presi una birra e mi misi in balcone.
Accesi una sigaretta.
Vivevo in un monolocale sulla 47a, al 6 piano di un edificio proprio sulla strada.
Ma la visuale da lì non mi dispiaceva. Era rilassante. La città da lassù era così calma. Sembrava che tutto fosse regolato da un ordine, che tutto quel caos la giù avesse un piano regolatore che faceva in modo di non far saltare gli ingranaggi di quel grande sistema di cui eravamo tutti parte, volontariamente o no, tutti in un unico cerchio, per quanto fossero diverse le strade che ognuno di noi avrebbe percorso ogni giorno, che avrebbe scelto...
La mia forse avrebbe portato in un vicolo cieco, ma non sapevo fare altro.
Ognuno di noi era cosciente del rischio che correva facendo quello che facevamo, o almeno avrebbe dovuto. Sia io, che Jimmy, che Jack, che Mark e tutta la combriccola che girava a torno tramite favori, conti, bustarelle, partite di coca venduta e sniffata, promesse, bugie e mezze verità, sapeva o almeno immaginava cosa sarebbe potuto succedere da un momento all'altro.
Il fatto era: saremmo stati pronti?
Avevo molti dubbi ma ormai avevo fatto la mia promessa. Jack doveva morire.
In fondo non era colpa mia. Era una talpa.
Nel nostro gergo una talpa è il "cieco". Quello che fa finta di non vedere (ma vede e come) e poi racconta, racconta a chi non dovrebbe.
Nel nostro mondo le talpe fanno una brutta fine, e da che mondo è mondo finiscono con la lingua tagliata a terra. E' un messaggio. Un messaggio per chi verrà, per chi vorrà provarci.
I pensieri erano molti e tentare di affogarli con la birra e sbiadirli con il fumo era un impresa vana.
Però ad un tratto smisi, di colpo.
Erano le mani di Mary, sulla mia schiena. Le sue dita scivolarono sulla mia pelle fino alla vita per poi risalire sul collo e confondersi nei capelli.
"Vieni a dormire con me" Mi sussurrò all'orecchio...
I miei problemi si sciolsero nel sudore, ma solo per un po'...
Quando Mary ormai si era addormentata nel letto ancora nuda mi alzai e mi rivestii. Sapevo che dovevo muovermi.
Ma quando tolsi il giubbotto dal letto che le copriva i piedi si svegliò.
"Dove vai"
"Devo uscire"
"Ma dove?"
"Vado a fare due passi, torno con la colazione"
Mi guardò per un attimo fisso negli occhi, l'avrebbe capito anche un cieco...
"Nox, dove devi andare"
La guardai senza risponderle
"Rimani a dormire con me, non andare"
"Devo"
"Devi cosa, eh? Sparire per riapparire chissà quando? E credi che riuscirei a dormire pensando a cosa potresti fare o peggio ancora a cosa ti potrebbe succedere?"
"Ti ho detto che tonerò con la colazione"
"No non tornerai con la colazione! Tornerai qualche giorno più tardi...E nelle migliori delle ipotesi avrai il solito buco con proiettile che cucirai nella vasca piena di acqua rossa che trabocca sul pavimento. Di un po', ti pare normale?"
"Non mi sembra di averti mai detto che saresti stata con una persona 'normale', ma a quanto pare la cosa non ti ha creato problemi, fino ad ora"
"Il fatto che te lo dica ora non vuol dire che la cosa non mi abbia mai toccato!!! Pensi che dorma tranquilla pensando a te che te ne stai in giro chissà dove, a seppellire chissà quale cristiano, nella speranza che il telefono non squilli e mi senta dire 'signora James lei vive con un certo Nill Oxon??? No perchè l'abbiamo appena ritrovato a pezzi nel fiume se può venire per l'identificazione ci farebbe risparmiare tempo!!!!'" Esplose in una crisi di pianto
"Ei ei, calma, calma" L'abbracciai "Calma, ok...sono qui, è tutto ok..."
"Non voglio aspettare invano che qualcuno torni mentre invece non può tornare..."
"Ma tu non devi aspettare qualcuno, devi solo aspettare me...per la colazione"
"Lo sai che non è così..."
"Mary, io sono quello che sono. Tempo fa feci delle scelte, e quelle scelte condizionarono la mia vita. Non so se rifarei la stessa cosa, sono passati molti anni ormai, ma non so fare altro. E neanche posso fare altro. Però ti dico una cosa: qualsiasi cosa succeda, io tornerò qua, te lo prometto, non aspetterai invano...fidati di me."
La baciai ed uscii.
Entrai nel box, e dal cruscotto della macchina presi la mia calibro.
Montai il silenziatore e mi diressi verso il Mama Dance.
lunedì 1 settembre 2008
Black Pool Match - #1

Ero uscito dal motel per comprare le sigarette...erano rifinite.
Mi fermai al tabaccaio vicino al black pool, così poi avrei fatto una partitella...
"Marlboro morbide...la stecca, e...un cartone di birra da 66, quella in offerta"
"Oggi in promozione abbiamo anche questa splendida bottiglia di Scotch! Si presenti ad una cena con questa e farà un figurone!" disse la commessa tutta contenta
"Sei mai andata a cena con una bottiglia di scotch?"
"Beh...no, ma sarebbe..."
"E allora sta zitta e incarta...stronza"
Uscì dal tabacchi, misi il cartone di birra in macchina ed entrai al black pool.
"Ei...guarda un po' chi si rivede, ma non eri morto?" era Jimmy, un vecchio amico...
"Guarda un po' che coincidenza, mi avevano detto la stessa cosa di te"
"Come va vecchio mio, è un vero piacere!"
"Non c'è male, ti rovo bene!" lo abbracciai "Che mi racconti..."
"Ormai sono fuori da due mesi, i ragazzi della w.c. mi vogliono bene e mi tengono lontano dai casini..."
"Perchè cos'hai combinato"
"Te lo ricordi Jack? Jack Nose, braccio B"
"Allora?"
La porta si apre ed entrano due tipi, facce nuove, mai visti in città...Jimmy li fissa con faccia seria e poi mi guarda..."Beh...ti va una partitella? Come ai vecchi tempi...Black Poll Match!"
"Ok"
"Nolan, aprici il 9..."
Jimmy prese le palle, due stecche e due birre.
"Tieni, offro io!" Mi passò una birra ed incominciammo a giocare.
Era molto che non mettevo piede nel black pool, ma non era cambiato nulla dall'ultima volta che ci entrai...
A parte qualche faccia nuova, ed i tavoli sempre più lacerati dai mozziconi, il locale aveva sempre lo stesso aspetto...un vero e proprio letamaio...
Le pale dei ventilatori da soffitto erano solo scena...impossibile smuovere l'aria là dentro, il fumo a volte era talmente denso che si faceva fatica a respirare.
"Allora, cosa c'è con Jack" Gli chiesi
"Non voglio che si sappia in giro..." Abbassò la voce e mi venne vicino "Il colpo sulla 46esima...la banca...ti ricordi o no???"
"Certo che mi ricordo"
"Presero solo Jack, io scappai in tempo...poi mi trovarono a casa, nel box, poche ore più tardi...pochissimi sapevano dell'esistenza di quel box...entrai in cella e mi misero vicino alla sua, non mi parlò mai...ed uscì dopo una settimana! Nox, cristo, mi sono fatto due anni!!!"
"E allora?"
"Allora cosa"
"Allora cosa vuoi..."
Si avvicinò e mi sussurrò all'orecchio...lo guardai e gli dissi
"Questo non me lo chiedere"
"Perchè! Per dio amico, guarda come mi hanno ridotto....cazzo! Ogni settimana devo tornare in questura a firmare un cazzo di foglio che dice che sono stato bravo, quelli se mi ribeccano mi fanno il culo...non mi posso muovere! Se mi ribeccano sono finito!"
"Non posso farci nulla Jimmy, lo sai"
"Si che puoi! Nox, ascolta, ho due civette alle calcagna che mi spiano anche quando vado a pisciare, sono braccato, credimi, mi devi aiutare!!!"
"E tu lo chiami aiuto? Per quanto mi riguarda quelle civette potrebbero anche essere qui, adesso, in questo locale, potresti anche essere tu, per liberarti dalla condizionale..."
"Io non ti farei mai una cosa del genere e tu lo sai"
"L'unica cosa che so adesso è che la libertà è una merce molto cara J, per la quale sono state vendute molte cose...anche gli amici"
"Cara? E quanto cara? Più cara di 20mila?"
"Non sto parlando di soldi J, non mi offendere"
"Ok scusami...sono un po' agitato...Ascolta Nox, io gliela devo far pagare, ma non posso, lo puoi fare tu per me, ed io ti darò quello che vorrai, qualsiasi cosa, te lo giuro!"
"Me lo giuri?"
"Certo amico, lo sai che ti puoi fidare"
Stavo per fare una cazzata, lo sapevo.
"Va bene, ecco cosa voglio: voglio che da questo minuto in poi giuri che non mi chiederai mai più una cosa del genere, qualsiasi cosa accada, io per te sarò solo un amico con cui fare due chiacchiere e bere due birre..."
"Ma Nox, lo sai che..."
"Dillo!"
"Ok, Ok...Va bene, hai la mia parola."
"Ok" buttai la stecca sul tavolo "Usciamo da qui, seguimi"
Uscimmo dal locale ed entrammo nella mia auto, misi in moto e mi recai con J nel parcheggio sotterraneo del mercato chiuso. Tenevo sempre un occhio al vetro per vedere se qualcuno ci seguiva, ma non notai nulla di strano.
Mi parcheggiai in fondo, con il muso della macchina verso fuori, lasciai il motore acceso pronto a ripartire.
"Bene" disse J "Ecco cosa devi fare"
giovedì 7 agosto 2008
Psicologia del Fumatore

La mia prima sigaretta la fumai da solo, non così giovane...e la mia ultima sigaretta la fumerò da solo, non così vecchio, qualche istante prima di crepare.
Molti dei miei amici già "fumavano", erano i tempi delle medie e dei primi anni del liceo. Io ancora non fumavo, e neanche pensavo di incominciare. Poi un giorno comprai un pacchetto di M.lights e fumai la mia prima sigaretta al parco, di sera, tossendo. Fu subito amore.
Gli occhi che lacrimavano perchè colmi di fumo, e la strana sensazione del fumo nei polmoni, quei poveri polmoni vergini. Non mi sono mai dato un tono. Molte delle cose che mi piacciono amo farle da solo, forse tutte, non so perchè...fumare, vedere un film, andare in moto...beh si le batterie hanno un loro perchè, forse quella è l'unica cosa, ma è diversa.
Credo che fumatori si nasca. Quella del fumo è una dipendenza particolare. Attecchisce in maniera differente su ogni fumatore, così che ogni fumatore ha le sue sigarette ed i suoi momenti da sigaretta.
Il tempo viene così scandito nell'arco della giornata non con le ore, ma con le sigarette. Ogni momento ha il suo perchè, abbinato alla miriade di sapori introdotti nella bocca.
Non c'è la sigaretta della mattina dopo caffè, ma la sigaretta dopo ogni caffè, qualsiasi ora sia.
E quella della mattina rimane la prima sigaretta qualsiasi cosa si mangi.
Credo di essere un vero fumatore.
Uno dei motivi per cui ho amato "La Coscienza di Zeno" è stato il capitolo sul fumo.
U.S.
Penso che se si rifletta sul fatto che ogni sigaretta che si fuma potrebbe davvero essere l'ultima questa acquisterebbe un sapore unico.
Come tutte le cose belle al mondo fumare fa male. E quindi è lecito smettere.
Per smettere bisogna innanzitutto pensare di smettere di fumare, ma per me è come smettere di pensare...ed io non ho mai pensato di smettere di fumare.
Quindi i tentativi non sono stati altro che mettere alla prova quanto mi piacesse fumare.
Una volta ho smesso per 1 mese: mio zio mi diceva che il vizio del fumo dipendeva dal fatto che il fumatore doveva avere costantemente il sapore del tabacco in bocca, quindi quel sapore doveva essere soppiantato da un sapore equivalentemente forte, come la liquirizia, il cioccolato, il caffè...o il dentifricio.
In parte è vero, a livello chimico funziona così, per questo è così bello fumare dopo i pasti o dopo il caffè o dopo che si beve o si mangia qualcosa di "forte"...ma io sono un fumatore a tutto tondo.
Quando fumo non amo solo il sapore della sigaretta, ma anche tutto quello che gira in torno al sapore. Le gesticola.
Prendere la sigaretta in quel modo, appoggiarla su quella parte del labbro, vedere il fumo che danza al rallentatore dalla cima fino al soffitto, inalarlo e sentire il fuoco dentro i polmoni che ardono sempre più avidi e buttarlo via dalla bocca come merce di seconda mano...e spengere il mozzicone nel posacenere, ma non del tutto, così che continui a fumare per un po', come un nemico che esala i suoi ultimi respiri prima di spengersi...si, sono pazzo, come un cavallo, come un cavallo fumatore.
Quindi, per un mese mi sono lavato i denti come un matto, ricordo che dopo due o tre giorni mi sanguinavano le gengive, perchè mentre me li lavavo pensavo a fumare e l'energia che mettevo sullo spazzolino mi provocò delle ferite all'attaccatura dei denti...nulla di grave, ricominciai a fumare.
Dopo qualche anno smisi (veramente) per un giorno: mi chiesi, perchè fumare...dopo circa 24 ore mi risposi, perchè non fumare...
Infine qualche mese fa, a lavoro, conosco un tipo che aveva smesso da qualche mese...con i cerotti. Sempre stato scettico sui quei rimedi, proprio perchè rimedi.
Ma il tipo insiste, mi regala un pacchetto di cerotti ed io li prendo.
Leggo velocemente le istruzioni e al primo sintomo (voglia di fumare) ne metto uno sul braccio, la dove un eroinomane si sarebbe fatto una pera.
Dopo circa un quarto d'ora ne metto un altro, sull'altro braccio...
Passa un'ora e ne metto uno sul petto...
Dopo circa quattro ore avevo finito la scatola e sembravo una mummia...con l'unica differenza che ero incazzato nero dalla voglia di fumare.
A proposito delle gesta, un altro mio zio mi disse che se avessi messo la sigaretta su un lato della bocca diverso o avrei cambiato mano, sarebbe cambiato il gusto: stronzate.
Sono destro e fumo con la destra, sempre. Tranne quando sono in macchina, la destra la uso per il cambio e fumo con la sinistra...è buona uguale.
Particolarità: se sono a casa davanti al pc e fumo con la sinistra non mi piace, quindi cambio mano. Se devo usare il mouse e quindi mi serve la destra fumo con la sinistra...è buona uguale.
Quando sono a lavoro e devo usare tutte e due le mani (e sono all'aperto) fumo senza mani...e mi piace...è buona uguale.
Iniziai a fumare le M.lights, ma dopo pochi mesi passai alle Centos...più lunghe.
La spesa si fece sostenuta, quindi passai ad una sigaretta di livello basso: Diana Rosse, uno schifo, poi ci fai la bocca (adesso se fumo un M.lights non mi piace)
Un bel giorno andai dal tabaccaio a prendere le sigarette, come ogni giorno.
Chiesi Diana Rosse.
Mi disse che non ce l'aveva, quindi presi le blu.
Continuai con le blu per circa 3 anni, fino a quando un giorno le blu non c'erano ma c'erano solo le blu morbide.
Nacque un connubio perfetto: Diana Blu Morbide, si pronuncia anche bene. Amo il pacchetto morbido, lo metti in tasca ed è come se non ce l'hai, prende la tua forma e quando tiri fuori le ultime quelle di Jigen ti fanno una pippa.
Ma ci sono dei momenti in cui pensi che davvero non smetterai mai di fumare: quando bevi birra, quando sei davanti al pc, dopo il caffè e dopo che hai mangiato.
In questo momento sono davanti al pc, ho appena finito di cenare (con caffè) e ho una birra sulla scrivania...credo che accenderò, intanto rileggo.
